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      In lui scorgesi manifestamente l'imitazione di Livio, ma dal grande storico romano egli è così discosto, che ad esso non può in verun modo essere paragonato. L'Aretino sta di mezzo tra gli storici patrii e morali, ma non può dirsi che l'uno o l'altro sia compiutamente. L'opera di lui, se non è tale da porgere grande diletto, può leggersi con frutto, avvegnachè la varietà e moltiplicità dei casi che racchiude offrano utili insegnamenti ed esempi.
     
      Donato Acciajuoli discepolo ed amico di Leonardo, venuto presto in fama di dotto e valente, ebbe dal governo della Repubblica la commissione di ridurre in volgare i dodici libri della Storia Fiorentina. Il volgarizzamento di lui vide la luce in Venezia nel 147660 mentre il testo originale, benchè corresse manoscritto per le mani di molti e fosse universalmente conosciuto, non venne pubblicato che nel 1610. Ragionevolmente tradotto lo giudicò il Foscolo poc'anzi citato, e poco noi abbiamo da aggiungere al giudizio dell'illustre critico. Diremo solamente che il lavoro dell'Acciajuoli ha insieme i pregi e i difetti della più parte delle opere del suo tempo. Prolissità elegante, varietà di modi e di forme che però non sempre sono pure ed elette; stile talvolta rapido e stringato, tal'altra slombato e fiacco. Ad ogni modo è lavoro incontrastabilmente superiore a molti di tal genere; e come traduzione merita di essere collocata tra le migliori e più eleganti di quell'età.
     
      Un'altra operetta che può in certa maniera considerarsi come un seguito della Storia Fiorentina, scrisse Leonardo.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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