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      Ond'è che opportunamente avvertiva il Balbo: "Rinuncino a un tratto a intender la vita e la divina opera di Dante tutti coloro che non vogliono ammettere del pari que' due gran motori dell'ingegno e dell'attività di lui, come di tanti altri: l'ardore politico e l'affetto d'amore66." Convien dire che dall'essersi il Boccaccio forse diffuso un po' troppo nel racconto dell'amore del poeta, venisse a Leonardo una eccessiva avversione per gli amori; poichè ad essi non vuole dar luogo nemmeno nel raccontare le vicende e gli affetti del Petrarca, quantunque gli amori costituiscano la parte più ampia, più bella, più interessante della sua vita.
     
      Curiosa è altresì una lettera a Giovanni Carignano, in cui egli pretende di dimostrare con una lunga serie di argomenti frivoli l'inutilità dello studio della lingua ebraica. E forse in tale sentenza fu indotto dalla niuna conoscenza che avea di quella lingua: tanto gli uomini sono proclivi a disprezzare quelle cognizioni ch'essi non pervennero ad acquistare. L'argomento principale che adduce per provare che non mette conto di spendere il tempo nello studio delle scritture ebraiche, si è che avendo san Girolamo tradotto il Testamento vecchio in latino, chiunque presume di studiarlo nell'originale, mostra di diffidare della fedeltà della versione di san Girolamo67. Ognun vede che questi sono pregiudizi e stranezze indegne di un uomo educato nelle opere dei grandi dell'antichità.
     
     
     
      PROEMIO DEL TRADUTTORE
     
     
     
     
      AGLI ECCELLENTISSIMI SIGNORIPRIORI DI LIBERTÀ E GONFALONIERE DI GIUSTIZIA


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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