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      Egli è cosa manifesta, che più specie di vestimenti, come sono preteste e toghe e tuniche palmate e ornamenti di cavalli, appresso anella e carri trionfali, fasci, trombe, e sedie da magistrati, i Romani ebbero da' Toscani. Vedesi ancora, che i dodici littori che i dodici popoli Toscani erano consueti ognuno dare al suo re, che di poi i re e i consoli romani li presero per loro, secondo quel proprio numero e in quella medesima maniera. E non sia alcuno che creda, che queste cose si dicano per adulare a noi medesimi e per passare i termini della verità, conciosiacosachè antichissimi scrittori greci e latini ne facciano grandissima menzione. E se diligentemente si ricercherà, oltre a' predetti ornamenti dello imperio e gli altri venerabili abiti, si troverà ancora, che i Romani ebbero lettere e dottrina dalla nazione toscana. Tito Livio, famosissimo istorico, dice avere trovato, che i Romani, come per i tempi suoi erudivano i loro figliuoli di lettere e dottrina greca, così anticamente facevano loro insegnare le lettere toscane. Ma sopra tutte l'altre cose le cerimonie ed osservanze del culto divino usavano dire i Romani avere avuto da questa nazione; e nientedimeno esserne rimasta in Toscana tanto maggior notizia che non avevano loro, che sempre ne' gravissimi casi della repubblica adoperavano in simili cerimonie uomini toscani. Tutte queste cose e massimamente tre principali, cioè gli ornamenti dello imperio e le cerimonie del culto divino e la dottrina delle lettere che presero da loro, dimostrano in quanta reverenza egli ebbero la nazione de' Toscani.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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