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      Il proposito del sommo pontefice era di non entrare dentro: e per questa cagione dalla via bolognese che veniva a Firenze, volse alla via d'Arezzo. Ma l'Arno in quelli dì era ingrossato in forma, che a guazzo non si poteva passare. Donde fu costretto, contro al proposito suo, passare dentro per il ponte e per una parte della città: e condotto due miglia fuori della porta, alloggiò in sulla via d'Arezzo. E non si potè in alcuno modo impetrare dalla santità sua, che levasse lo interdetto. Solamente, passando per la città, dette la benedizione al popolo: e di poi uscito fuori, lasciò pure obbligata la terra com'era prima. Seguendo appresso suo cammino, condotto che fu a Arezzo, cadde in una grande infermità: e fra pochi dì si morì di gennaio a' dì undici, e l'anno quarto del suo pontificato. Fu uomo senza dubbio di ottima e santissima vita, e tanto animato contro agl'infedeli e vôlto a racquistare Terra Santa, che giudicava tutti i cristiani dovere porre da canto ogni contesa, e volgere le forze loro a quel conquisto di Gerusalemme. Quest'era la cagione, che egli scacciava e detestava le parzialità favorite per lo passato dagli altri pontefici. Fu seppellito a Arezzo: e molti miracoli seguirono di poi appresso il corpo suo, che pareva facessero indubitata fede della santità sua.
     
      Dopo le esequie pontificali di nove dì celebrate, i cardinali rinchiusi in conclave crearono papa Innocenzo quinto: il quale nelle prime visitazioni e significazioni che gli furono fatte, levò via lo interdetto pubblicato da papa Gregorio contro a' Fiorentini, e restituì la città alla grazia della sedia apostolica.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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