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      Erano questi tali accompagnati di molti seguaci, e forti di parentado, e tenevano quasi sotto una onesta servitù i deboli e gl'impotenti. Molti di mezzana condizione erano battuti da loro, molti spogliati de' loro beni, e spesse volte scacciati delle proprie possessioni. Le quali cose, benchè la città facesse impresa di gastigarle, nientedimeno loro erano sostentati dal grande favore del parentado, e gli uomini offesi avevano paura di rapportare le ingiurie ricevute, e temevano più la potenza delle famiglie e le battiture e le ferite, che la perdita del proprio patrimonio. E niente difendeva la moltitudine della intera servitù, se non la invidia e la divisione che fra sè medesima aveva la nobiltà.
     
      Veduto adunque questa declinazione e disordine della repubblica, uno uomo solo, in quel tempo di grande animo e di grande consiglio, fece impresa di rimediarvi, il quale si chiamava Giano della Bella, disceso di nota e famosa stirpe: ma lui era mediocre cittadino e molto popolare. Questo tale, separatamente dolendosi con ciascheduno popolano della potenza della nobilità, riprendeva la pigrizia del popolo, il quale sopportando le ingiurie di qualunque, di per sè non intendeva che a tutti insieme era imposta una ignominiosa servitù. E diceva essere cosa stolta non conoscere, che sottomessi di mano in mano i primi, finalmente come uno incendio verrebbe questo male agli altri successivamente insino alla distruzione di tutto il popolo; e pertanto essere necessario di fare resistenza, e non volere patire, che questa infermità vadia più oltre, la quale, benchè fosse alquanto cresciuta, nientedimeno non era invecchiata in modo, che ella non si potesse medicare; ma se loro ne facessero poca stima, e l'uno aspettasse l'altro, si conducerebbe in luogo, che poi invano desidereranno di porvi rimedio.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





Giano Bella