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      Giano, potendo raffrenare questo movimento del popolo, non lo mitigò, e da altra parte ancora non s'accompagnò con loro: ma confortò la moltitudine a ricorrere ai priori e seguire il gonfalone della giustizia. E nientedimeno, essendo il popolo infiammato, non seguitò il suo consiglio, ma subitamente dalle case di Giano corsero alla residenza del podestà; e quivi, dato la battaglia con grande violenza, arsero e ruppero le porte e misero a sacco quello palazzo, che fu cosa di malo esemplo. Questo furore del popolo pareva, che avesse avuto principio dalla casa di Giano della Bella, perchè in quello luogo s'era ragunata la moltitudine, e molti si movevano a invidia, perchè il concorso del popolo s'era addirizzato a lui e avevanlo chiamato padrone della libertà. E per questa cagione non solamente i nobili, ma ancora i popolani l'aggravavano: e con tutto che nelle altre cose e' fossero stati contrari, nientedimeno in questo parimente erano d'accordo. Ma le cagioni erano bene diverse: perocchè la nobilità per le leggi fatte l'avevano a odio, e i popolani, benchè e' fingessero il pericolo della repubblica, nientedimeno erano mossi da invidia. E pertanto, nella seguente elezione del priorato furono assunti uomini molto feroci, e Giano della Bella fu accusato, che di suo privato consiglio aveva ritenuto a casa la moltitudine armata, e per suo comandamento il popolo aveva dato la battaglia alla casa del podestà. Per, questa accusazione si venne a alterare e dividere tutta la città: perocchè l'infima moltitudine, sopportando gravemente questa cosa, era corsa a casa Giano della Bella, offerendosi di pigliare l'arme per la sua salute, e confortandolo che stesse di buono animo, e non avesse paura de' nimici e degl'invidiosi; e mostrandogli, che egli era tanta la loro forza, che tenendo con lui, piuttosto sarebbero a terrore a' nemici, ch'egli avessero a temere di loro.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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