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      Ruberto obbidì a questi comandamenti, perchè così aveva fatto di patto ne' capitoli. Gli altri popoli ancora, dubitando che questa guerra non fosse lunga, si levarono dalla impresa. I Fiorentini solamente e i Lucchesi seguitarono l'assedio con grande ostinazione, sappiendo che tali comandamenti e censure non venivano tanto per la volontà e disposizione del pontefice, quanto per opera degli avversarj: e poco innanzi avevano fatto esperienza, che circa i fatti de' principali cittadini, la corte non s'era fermamente addirizzata a stabilire il governo della città. E per questa indegnazione, non vollero obbidire a' comandamenti de' legati, nè levare la ossidione cominciata e seguita con tanta fatica. I legati, perchè i loro comandamenti non furono adempiuti, scomunicarono i commissarj de' Fiorentini e de' Lucchesi, e interdissero le città loro. Ruberto adunque, lasciata a Pistoia buona parte delle sua genti le quali aveva condotte in Toscana, con poca compagnia n'andò in Provenza, di poi in Francia a rallegrarsi col sommo pontefice della sua assunzione. I Fiorentini e Lucchesi perseverando nell'assedio, ogni giorno più strignevano Pistoia: e perchè le genti potessero meglio durare, nuovi e freschi soldati scambiavano i vecchi e lassi nelle fatiche e vigilie del campo. Durò questa ossidione insino all'undecimo mese. Finalmente, mancando le cose necessarie a quegli di drento, cominciarono a mandare fuori una grande moltitudine di donne e gente disutile: le quali venendo agli argini del campo, da quegli soldati che stavano alle guardie erano scacciati e ributtati drento.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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