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      E come s'appressarono al luogo assediato, i nimici che v'erano a campo si ristrinsero tutti insieme; e in quel mezzo gli usciti, abbandonato la fortezza, rifuggirono alle genti de' Fiorentini a salvamento. E in questo modo, liberati da tanto pericolo, si ridussero nelle castella vicine: e i nimici arsero quella fortezza, e poi se ne tornarono nella città. E nientedimeno gli usciti aretini continuamente infestavano quegli di dentro, e i Fiorentini davano loro aiuto in tal maniera, che accompagnati da molta gente, alle volte predavano insino sotto le mura d'Arezzo.
     
      Ma in questo tempo uno maggiore sospetto e una maggiore cura ritraeva le menti degli uomini dalla guerra aretina: perocchè pubblicamente si diceva, che lo imperadore Arrigo aveva passato l'Alpi e disceso in Lombardia, e che tutti gli usciti di Firenze erano ricorsi a lui con sì ferma speranza di vittoria, che fra loro medesimi avevano già compartiti i beni de' loro nimici. E' si trova una epistola di Dante poeta, la quale scrive, come lui dice, contro a' Fiorentini di drento, piena di contumelie: e innanzi a quel tempo essendo consueto di parlare di loro molto onorevolmente, allora sollevato dalla speranza di questo principe, non dubita d'usare aspre e rigide parole. La qual cosa non mi pare d'attribuire nè a levità nè a malignità di questo uomo tanto prestante di dottrina e d'ingegno, ma piuttosto al tempo, perocchè pare cosa conforme alla natura de' vincitori, che usino alle volte qualche riprensione di parole. E lui era ingannato in questo, che allora già si reputava vincitore.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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