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      In tanti danni della città v'era aggiunta ancora questa molestia, che una moltitudine di contadini col bestiame e con parte delle masserizie era rifuggita dentro e ripieno insino alle vie. E di poi, o per non essere usi nella terra, o per ansietà e disagio delle cose loro, erano cominciati ammorbare, e la contagione di questo male aveva compreso i cittadini: il perchè ne morirono molti, e gli ammalati si vedevano per tutto. La carestia ancora era sopravvenuta per rispetto de' frumenti tolti e guasti e per la debole speranza che avevano per l'avvenire. Appresso ancora accresceva il timore della città, che s'era divulgato il vescovo Guido degli Aretini dovere venire con grande esercito a strignere l'assedio dalla parte di sopra. Ed era manifesto, come Castruccio n'aveva fatto grande istanza, e ricordatogli la rotta antica degli Aretini ricevuta a Campaldino, e che ora era il tempo a disfare la potenza de' nimici, e che facilmente potrebbe seguire, se egli ne veniva dalla parte di sopra, perchè Firenze da ogni banda rimarrebbe assediata, e la moltitudine del popolo non poteva vivere, se non v'era portato il frumento di fuori.
     
      Per questo timore dello assedio, furono eletti due cittadini a vedere le mura e i fossi della terra e a provvedere al bisogno di quelle, che furono Neri d'Agnolo degli Alberti e Giano di Lando degli Albizzi. Da costoro fu fatto lo steccato in alcuni luoghi, e fornita la rocca di Fiesole, acciocchè il nimico non la occupasse: similmente furono poste le guardie in sul colle di San Miniato a Monte.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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