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      Ultimamente, dopo una lunga pratica trattata da ogni parte, la cosa si riduceva a questa conclusione: che i Pisani promettevano di dare al nuovo principe sessantamila fiorini d'oro, perchè si partisse e non facesse loro guerra: e per via alcuna non si potettero conducere, che fosse ricevuto nella città. Quella condizione essendo da Lodovico rifiutata, e tornando gli ambasciatori a Pisa senza fare altro, Castruccio subitamente si mosse, e passato il Serchio (perocchè il campo di Lodovico era di qua dal fiume), assaltò gli ambasciadori e presegli contra la fede che era stata loro data: e Lodovico, come ebbe inteso che gli ambasciadori erano stati presi, prestamente passò il fiume, e dirizzò le genti inverso Pisa.
     
      Ma quella presura degli ambasciadori partorì nello esercito grande contesa: perocchè, il vescovo Guido avendo dato la fede di commessione del principe e che venissero a colloquio con lui, gli pareva che lo onore suo fosse offeso; e dolendosi che questa ingiuria gli fosse fatta da Castruccio, dimostrava che non tanto i Pisani, quanto la sua fede era violata. Questa contenzione si ridusse al giudicio di Lodovico. Il vescovo gridava che gli ambasciadori de' Pisani si liberassero e rimandassonsi nella città, e apertamente dimostrava che non soffrirebbe questa ingiuria. Castruccio da altra parte diceva che non si maravigliava punto, se egli avesse a male che i nimici fossero vinti, perchè egli era nato di madre fiorentina, e non era interamente uomo d'alcuna delle parti, e seguitava questi e favoriva a quegli, e come egli aveva mescolato la diversità del sangue, così la incostanza dell'animo.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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