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      Onde i Fiorentini erano venuti in grande speranza della vittoria, e deliberavano di non fare impresa di cosa leggieri, ma andare a campo a Lucca, come al fondamento e al capo della guerra. A questo proposito avendo messo in punto e ordinato ogni cosa, uscirono fuori collo esercito contro a nimici: e innanzi a ogni altra cosa presero il colle del Ceruglio e della Viminaja e altre fortezze soprastanti a Lucca; e susseguentemente scesero nel piano e posero il campo da una parte della terra, prima; di poi, abbondando le genti e gli ajuti degli amici, la circondarono tutta. Essendo le cose in questi termini, ogni dì la condizione degli assediati diventava più dura, e non avevano alcuna speranza di sovvenzione per lo avvenire. Il perchè Spinola, diffidandosi delle proprie forze, cominciò ora a tentare i Fiorentini d'accordo, ora a riguardare gli ajuti d'altri, e finalmente per la difesa ricercare ogni sussidio. Grande forza ha certamente nella guerra la varietà delle cose umane, perocchè non è cosa tanto certa della quale innanzi al suo fine non si debba dubitare. Erano gli assediati in questo tempo sbigottiti, e non sapevano dove rifuggirsi: e mancando loro il consiglio e la speranza, sopravenne ajuto di luogo che nessuno innanzi lo avrebbe stimato: perocchè il re Giovanni di Boemia, figliuolo dello imperatore Arrigo che morì in Toscana, essendo passato ne' confini d'Italia per altre cagioni, fu chiamato dai Bresciani per le discordie civili; e lui entrando in Brescia colle genti d'arme a cavallo, non molto di poi ebbe maniera quasi per quelle medesime cagioni di tirare a sua divozione i Bergamaschi, e per mezzo degli amici del padre ampliare in quegli luoghi le forze sue.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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