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      I cittadini, sentito il romore, presero l'arme, e confortando l'uno l'altro, andarono con grande émpito contro di loro. La battaglia fu aspra, e seguìnne molte uccisioni: ma in fine gli usciti furono vinti, e per quegli medesimi luoghi donde erano entrati si fuggirono. E nientedimeno vi rimasero sei bandiere e molti di loro, i quali furono di poi morti: e degli Aretini di dentro perirono nella battaglia due uomini singolari: Lucio de' Guaschi e Cencio Branca. Questi tali combattendo valorosamente contro agli usciti, furono morti: appresso ogni cittadino che v'era di grande ardire vi fu ferito. Per lo pericolo di quella notte, tutti quelli della parte ghibellina che restavano nella città furono cacciati. In questo mezzo i Fiorentini che erano dentro in Lucca, vedendo che non era dato loro soccorso di vittuvaglia e che i nimici non si movevano per danni ricevuti, perderono ogni speranza, e da necessità costretti, dettero la terra a' Pisani, con patti che le persone loro e le genti che v'erano alla guardia fussero salve. E questo fu nove mesi di poi che l'avevano presa. Mai per nessuna guerra si ricorda che il nome fiorentino perdesse tanto d'onore e di reputazione quanto per quella. E seguì poi, che questa ignominia ricevuta di fuori se ne tirò un'altra a casa molto più grave, e di maggiore incarico: perocchè, come fusse una punizione data da' cieli, uno tiranno (che mai innanzi era intervenuto) fu fatto signore: il quale, levata la libertà del popolo, sparse il sangue di molti, come appresso diremo.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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