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      E fra loro v'era di più reputazione Saccone, che era stato signore d'Arezzo, e Neri della Faggiuola, nipote di colui il quale aveva tenuto il dominio di Pisa e di Lucca. Contro alle domande di costoro si faceva grande resistenza dagli Aretini e ultimamente avendo occasione di potere dire quello che volevano, parlarono diffusamente in questa forma: "E' sarebbe difficile a giudicare, se la domanda degli usciti d'Arezzo è da essere riputata o più ingiusta o più presuntuosa. Certamente l'una cosa e l'altra è di natura, che non si può bene vedere quale vada innanzi. Perocchè quella domanda si debbe riputare ingiusta anzi ingiustissima, che è contro allo onesto e alla ragione; e quella di grandissima presunzione, quando si domanda premio, come avessimo fatto bene, appresso di colui che è stato offeso e debbe punire i loro delitti. E innanzi a ogni altra cosa vogliamo riprovare quello che costoro allegano in ogni luogo come principale fondamento delle cose loro: e questo è, che dicono essere stati cacciati per avere tenute le parti dello imperio. Queste pajono colori e parole accommodate alla presenza tua, serenissimo principe: ma la verità è molto diversa. E' non sono state le contese delle parti, ma i loro mancamenti che li hanno cacciati: perocchè Saccone, essendo non principale della città ma signore, e avendo tolta la libertà alla patria e conculcate le leggi e la ragione, e tirato ogni cosa allo arbitrio di sè solo, e quale de' cittadini cacciato e quale fatto morire, e tutte queste cose operate, nientedimeno il suo stato non cominciò prima a essere offeso, che da quelli della parte sua.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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