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      E pertanto, lasciato il campo nostro a San Miniato, corsero insino alle mura di Firenze, facendo d'industria maggior romore che l'ordinario. Ma la città stette ferma nel proposito, e per alcuno terrore non si rimosse dallo assedio: anzi più tosto rinnovate le genti, strinsero con maggiore sforzo quegli di dentro. Accadde poco di poi, che San Miniato s'ebbe per trattato mediante l'opera d'un Luparello, uomo d'infima condizione, il quale di notte tempo messe dentro le genti per luoghi occulti e strettissimi. Il perchè le forze degli avversarj furono superate: e quelli che erano stati autori della rebellione furono condotti a Firenze, e quasi pel concorso della moltitudine oppressati, e in ultimo condannati a morte.
     
      Non molto dopo l'avuta di San Miniato, le genti d'arme di messer Bernabò, le quali sotto specie d'ajuto s'erano ferme a Lucca; trattarono d'occupare quella città al vicario di Carlo imperadore: il quale, sentendo la fraude e la pratica che si teneva, s'afforzò con altre genti, e licenziò quelle di messer Bernabò, mostrando sotto onesto colore non avere più bisogno dell'opera loro. Di poi volse l'animo a comporsi co' cittadini lucchesi: e in effetto prese certa somma di danari, e lasciò loro la città. E da' Fiorentini, per questa cagione, fu prestato a' Lucchesi venticinque migliaja di fiorini; e fuvvi mandati cittadini de' più eletti a riformare quella repubblica: perocchè i Lucchesi, che erano vivuti lungo tempo sotto i signori, avevano quasi dimenticati i modi e le costituzioni della libertà. In questa forma i Lucchesi, dopo molti e varj affanni, ritornarono liberi.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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