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      Nel fine di quella state, i Brettoni, essendo soprastati invano intorno a Bologna, ultimamente si partirono, e vennero a Cesena, condotti da' loro capitani e dal legato. Quelli di Cesena erano stati continuamente alla ubbidienza del sommo pontefice: e sopravenendo il legato e i Brettoni, liberamente gli apersero le porte. Trovandosi adunque queste genti dentro, vi si cominciò di notte a fare alcuno malificio. Erano molestati ancora di dì, e fatte delle ingiurie a' terrazzani. Delle quali cose dolendosi appresso il legato, e non giovando, perchè ogni dì crescevano i mancamenti, in ultimo la grandezza delle ingiurie vinse la pazienza. I Cesenati si levarono con grande furia, e assaltando i Brettoni, n'ammazzarono più di ottocento, e gli altri cacciarono fuori della città. Il legato teneva una fortissima rôcca in quella terra: e dubitando che Cesena non si desse a' nimici, copriva lo suo sdegno, e non parlava de' Cesenati cosa alcuna sinistra, ma diceva, che eglino avevano sopportate molte cose indegnamente, e per necessità avevano preso l'arme; e in effetto gli confortava a posarle e tornare alle sue faccende. Confidandosi in queste parole i Cesenati, e posando l'armi, il legato prestamente chiamò le genti degl'Inglesi, e congiuntole e unitole co' Brettoni, li mise per la fortezza contro al popolo disarmato. I Brettoni irati e cupidi di vendicarsi della uccisione de' loro, ammazzarono crudelissimamente la misera e innocente multitudine, non perdonando nè a maschi nè a femmine nè a alcuna età. Il numero de' morti fu circa tremila uomini, e tutta la città fu messa a sacco, come terra inimica.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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