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      In questa maniera lui, in scambio del signore di Mantova quasi levato del suo grembo, tirò la città di Pisa, che non era meno nel cuore de' Fiorentini, alla divozione e volontà sua.
     
      Gli oratori eletti, come abbiamo detto di sopra, avendo messo a ordine ogni cosa per trasferirsi al signore di Milano, sopravenne il caso de' Pisani, che ritardò la loro partita, e massime per rispetto di Messer Rinaldo Gianfigliazzi, che era in quel tempo vicario del Val d'Arno disotto, e quelle novità di Pisa richiedevano necessariamente in quegli luoghi la presenza sua. Parve adunque da differire questa mandata: e in ultimo fu sostituito un altro in suo luogo. E così andarono a Giovan Galeazzo gli oratori fiorentini e de' collegati, i quali s'ingegnarono placare l'animo suo de' fatti del signore di Mantova e della lega rinnovata, e dimostrare che per loro si pensava non alla guerra ma alla pace, e che non s'era fatta confederazione a fine di male alcuno. Queste cose dette dagl'imbasciadori lui fingeva crederle: e per allora si partirono assai amichevolmente. Ma non molto di poi fu significato a Firenze per più lettere di Francia, come Niccolò da Napoli oratore di Giovan Galeazzo aveva dato grandissimo carico a' Fiorentini appresso il re di Francia e gli altri signori, affermando che preparavano la guerra contro alla fede e giuramento che egli avevano preso nella pace fatta di prossimo, e per questa cagione avevano fatto grande intelligenza e cospirazione, e in alcuno modo non si potevano quietare.


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Istoria fiorentina
di Leonardo Bruni
Le Monnier Firenze
1861 pagine 852

   





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