Pagina (69/135)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Del primo possiamo pur dire che intese Aristotele; ma che l’intese male; e se l’avesse inteso bene, arebbe forse avuto ingegno di far onorata guerra contra lui, come ha fatto il giudiciosissimo Telesio consentino. Del secondo non possiamo dir che l’abbia inteso né male né bene; ma che l’abbia letto e riletto, cucito, scucito e conferito con mill’altri greci autori, amici e nemici di quello; e al fine fatta una grandissima fatica, non solo senza profitto alcuno, ma etiam con un grandissimo sprofitto, di sorte che chi vuol vedere in quanta pazzia e presuntuosa vanità può precipitar e profondare un abito pedantesco, veda quel sol libro, prima che se ne perda la somenza. Ma ecco presenti il Teofilo col Dicsono Arelio.
      Polihimnio. Adeste felices, domini. La presenzia vostra è causa che la mia excandescenzia non venga ad exaggerar fulminee sentenze contra i vani propositi c’ha tenuti questo garrulo frugiperda.
      Gervasio. Ed a me tolta materia di giocarmi circa la maestà di questo reverendissimo gufo.
      Dicsono Arelio. Ogni cosa va bene se non v’adirate.
      Gervasio. Io, quel che dico, lo dico con gioco, perché amo il signor maestro.
      Polihimnio. Ego quoque quod irascor, non serio irascor, quia Gervasium non odi.
      Dicsono Arelio. Bene: dunque, lasciatemi discorrer con Teofilo.
      Teofilo. Democrito dunque e gli epicurei, i quali, quel che non è corpo, dicono esser nulla, per conseguenza vogliono la materia sola essere la sustanza de le cose; ed anco quella essere la natura divina, come disse un certo arabo, chiamato Avicebron, come mostra in un libro intitolato Fonte di vita.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

De la causa principio et uno
di Giordano Bruno
pagine 135

   





Aristotele Telesio Teofilo Dicsono Arelio Arelio Gervasium Arelio Teofilo Avicebron Fonte