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      .. Bisogna ricordarsi che ogni riduzione di nutrimento è sopportata mal volentieri, e che in generale la dieta forzata non viene che in seguito ad altre privazioni anteriori. Molto prima che la mancanza di alimenti venga a pesare nella bilancia igienica, molto prima che il filosofo venga a contare le dosi di azoto e di carbonio fra le quali oscilla la vita e la morte per inanizione, ogni altra agiatezza dev'essere già scomparsa dal focolare domestico. Le vesti e il calore devono essere stati ridotti molto più ancora che l'alimentazione. Nessuna protezione sufficiente contro i rigori della temperatura; ristringimento del locale abitato a un grado tale da generare malattie o da aggravarle; appena una traccia di mobili o di utensili di casa. La nettezza stessa deve essere diventata costosa e difficile. Se per rispetto di se medesimo si fanno ancora sforzi per mantenerla, ciascuno di questi sforzi rappresenta un supplemento di fame. Si abiterà là dove il fitto è meno caro, nei quartieri dove l'azione della polizia sanitaria è nulla, dove c'è il maggior numero di cloache infette, minore circolazione, immondizie in piena strada, meno acqua o la più cattiva, e, nelle città, meno aria e meno luce. Tali sono i pericoli ai quali la povertà è esposta inevitabilmente, quando questa povertà implica mancanza di nutrimento. Se tutti questi mali riuniti pesano terribilmente sulla vita, la semplice privazione di nutrimento non è per se stessa meno spaventevole... Tormentosi pensieri, specialmente se si vuole ricordare che la miseria della quale si tratta non è quella della pigrizia, la quale non ha da lagnarsi che con se stessa!


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Compendio del Capitale
di Carlo Cafiero
pagine 112

   





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