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      Ma la colpa, onde più concordemente sono rinfacciati i Patarini, è l'ostinazione. Fra strazj e tormenti, al cospetto di morte obbrobriosa, non che convertirsi, più s'induravano, protestavansi innocenti, spiravano cantando lodi al Signore, colla speranza di presto congiungersi nel suo abbraccio. In Lombardia serbarono memoria d'una fanciulla, di cui la bellezza e l'età mettevano in tutti compassione e desiderio di salvarla. Perciò vollero assistesse, mentre padre, madre, fratelli venivano consunti dalle fiamme, sperando si sarebbe pel terrore convertita: ma no; poi ch'ebbe durato alquanto lo spettacolo, si svincola dalle braccia de' suoi manigoldi, e corre a precipitarsi nelle fiamme, e confondere l'ultimo suo coll'anelito de' parenti.
      Questo ci è raccontato dal cremonese Moneta, il quale era patarino, e sentendo predicare in Bologna Reginaldo d'Orleans, si ravvide, ed entrato nell'Ordine prima della morte di san Domenico e fatto inquisitore della fede a Milano il 1220, tamquam leo rugiens si scagliò contro le eresie, e scrisse una Summa theologica94 contro i Catari e Valdesi, che dice nati a' suoi giorni.
      Oltre scassinare i dogmi inerenti all'unità del sacerdozio per costituire società religiose speciali, gli eretici facevano guerra accannita alla Chiesa esterna, e pur troppo trovavano appiglio nello scompigliato vivere del clero, di cui e amici e avversarj si accordano ad attestare la depravazione.
      Agli errori la Chiesa oppose da principio i rimedj che a lei convengono; riformare i suoi, ammonire o scomunicare i dissenzienti, crescere devozione alle cose che da quelli erano conculcate.


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Gli eretici d'Italia
Volume Primo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 608

   





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