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      Non passò molto tempo che, lassandosi ella persuadere da certi Luterani ribaldi, de' quali, come sa la Maestà Vostra meglio di me, si vedria oggi il mondo pieno se li principi cristianissimi non vi provedessero ben severamente; ella cominciò a mutar opinione, e a poco a poco si mise tanto inanti in questa nova e perversa religione, che da un pezzo in qua non si cura più de' sacramenti, della messa, confessione e comunione, tanto comendate da Dio e dalla Chiesa santa, e tanto necessarie al viver cristiano. In testimonio di che, essendo occorso a' giorni passati che Ippolito de' Putti, suo carissimo servitore, sia stato lungamente infermo in condizione di morire, come in fine ha fatto, io ricordai a predetta madama mia consorte ben tre o quattro volte che lo facesse confessare e comunicare ad ogni modo, senza dar scandalo a questa citate che ella volesse ch'egli morisse eretico, di che essa ne avria tutta la colpa per la mala opinione che si avea acquistata presso tutto il mondo nel particolar della religione cattolica. Ma non vi fu mai rimedio ch'ella volesse farlo, anzi ad un certo modo si moccava (burlavasi) di tal mio amorevole ricordo, dicendo che il predetto Ippolito stava bene con Dio, e non avea bisogno di altra confessione. Laonde vedendo io questa sua ostinazione tanto importante contro l'onor di Dio, e di perpetua infamia alla casa mia, la pregai, persuasi e scongiurai mille e mille volte, che, per l'amor di Dio nostro Signore, per riputazione della posterità sua e mia, ella volesse deponere simili fantasie eretiche, ne lassarsi più agirar il capo dai suoi predicatori sfrattati, forfanti e ribaldi; alle parole de' quali non dovea credere, per esser già stati parte di essi in mano della inquisizione e abjuratisi pubblicamente nel duomo di questa città; ma seguitar la religione già probata dalla felice memoria delli serenissimi regi patre e matre di lei, e quella che la serenissima regina matre della Maestà Vostra e sorella di lei ha sempre, fin che visse, osservata; oltre tutti li altri gran principi christiani: accompagnando con queste tutte le altre ragioni che mi sono parse in proposito per esortarla e indurla a mutar l'animo di queste perverse sue opinioni; le quali sono già molti anni che, con infinito dispiacere e molto obbrobrio della casa mia e mala satisfazione di tutti li miei sudditi e servitori, ho dissimulato e sofferto al meglio che ho potuto; con speranza pur ch'ella da se stessa dovesse ricognoscersi, senza che avesse a far cosa che pubblicasse quel che io arei desiderato fosse occulto ad ognuno, sì per l'onor del sangue di Francia, come per il proprio della casa mia.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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