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      Era questi un giureconsulto di Cittadella presso Padova, vissuto nel vizio e nella spensieratezza fino a quarant'anni, quando (dicono i suoi panegeristi) primamente udì il vangelo, e si pose dì e notte a studiare la Bibbia, ogni altra cura gettando da lato; e cercava comunicarne le massime alla moglie, agli undici figliuoli, ed a quanti praticasse; esercitava gratuitamente la medicina a favor dei poveri; parlava della misericordia di Cristo, della certezza della fede, della speranza dell'immortalità che Dio concede a tutti per amor del suo Figliuolo. Accorreano a costui come a maestro persone rimaste fin allora intirizzite alla vera pietà, e diventavano tutt'altre. A Padova nella sua camera trovavasi circondato da uomini di qualità e da studenti, che ivi disputavano come in un'accademia. Monsignor Della Casa ed altri papisti da Venezia tolser a minacciarlo se non cangiasse tenore di credere e di parlare: ond'egli si trovò combattuto fra due sentimenti. «Vinse la carne e la suggestion del diavolo», ed abjurò i dogmi che avea professato, facendone ritrattazione in pubblica piazza a Cittadella. Ma che? Subito lo colse l'ira di Dio, nè più ebbe pace, non amore, non fede o speranza: cercò mettersi nel convento e sulla tomba di sant'Antonio; consultò i tre più valenti medici d'allora, ma non trovarono se non che il pensiero avea turbato tutti i sensi, e sommosso gli umori cattivi. Al che egli crollando il capo rispondea, che la sua malattia non era di quelle che essi guarissero; niuna medicina bastando a sanar un'anima che, per la conoscenza de' suoj peccati, sente aver meritato la collera del Signore.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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