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      Cercava egli stabilire appunto l'autorità della Chiesa, e in lettera del 3 febbrajo 1561 al cardinale Borromeo da Berlino racconta il suo colloquio coll'elettore di Brandeburgo.
      «Sua signoria illustrissima aperse il breve, lesse la bolla, e poi mi fece dire che delibererebbe, e mi darebbe risposta, il che fece alli xxiiii.
      «Questa risposta fu molto lunga, nè però conteneva altro, se non che egli aveva accettata la salutazione del sommo pontefice con la riverenza debita, e che ne lo ringraziava grandemente, che sin in Ungheria l'aveva conosciuto217 d'ottima mente, e di somma benignità. Che sua signoria illustrissima similmente nel grado suo aveva sempre atteso alla pace, e che io non mi ingannava a riputarlo per tale, perchè s'era sempre affaticato e tuttavia s'affaticava in questo; nescire tamen an pacem apud omnes gratiam ineat; di che si doleva tanto meno, quanto non aveva altro fine che la pace della conscientia sua et verbum Dei, per il quale e non leggermente aveva accettata la confessione augustana, e che sommamente desiderava a tutti gli uomini e specialmente summo pontifici veram agnitionem filii Dei. Entrò poi sopra la presente indizione del Concilio, e disse che, non appartenendo questo negozio a se solo, nè alli principi soli convenuti in Namburg, ma a molti altri e principi e Stati della Confessione Augustana, sua signoria non potea rispondere se non quello di che di comune consiglio fosse risoluto: che dal canto suo farebbe sempre ogni opera acciochè si venisse a concordia, sebbene, per l'esperienza che aveva e della volontà de' principi e della causa in sè, ci trovava molte difficoltà, come in più ragionamenti famigliari mi aveva liberamente mostrato, sì perchè egli suole così sinceramente trattare, sì perchè conosceva che io ancor così trattava con sua signoria illustrissima; e che tenevo per certo che non solo io avessi accettato tutto ciò in buona parte, ma ch'io dovessi continuare una buona amicizia seco, per la quale si offeriva, ecc.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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