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      Allora ogni dovere da compiere diventa un peso incomportabile; ogni autorità è una tirannia; ogni disordine d'applicazione è una condanna delle istituzioni: ogni male inevitabile è colpa di chi non lo toglie; e toglierlo si potrebbe facilmente, e procurare un paradiso sulla terra, della quale gli sconcerti non provengono che dagli uomini.
      In conseguenza i primi attacchi la stampa diresse contro i monaci e gli ecclesiastici, perchè erano custodi dell'ordine e della coscienza individuale contro la tirannide dell'opinione generale che essa voleva imporre, e che dichiarava pregiudizj i sentimenti anche più nobili, le più libere ispirazioni della coscienza. A tal uopo la beffa o il raziocinio si camuffarono col vizio che apponevano alla Chiesa, cioè l'ipocrisia, fingendo voler la correzione e la riforma, mentre miravano alla distruzione: non minacciavano il dogma come tale, non rinfacciavano all'autorità ecclesiastica di esistere, bensì di non essere sincera, di pretendere l'obbedienza e il sagrifizio con mezzi immorali, e sviando dalla divina istituzione.
      Già Hutten, Erasmo, l'Ochino, il Vergerio ci mostrarono qual uso se ne facesse contro la morale o la fede: sin l'Aretino era e tollerato e premiato per paura dell'opinione stampata: e questa ben presto divenne la voce sovrana degli interessi: non buona, non cattiva in sè, ma onnipotente, e perciò tirannica e irreparabile, sia che esalti o deprima: toglie d'aver più una fede, una coscienza individuale, obbligando gli uomini a ricevere le suggestioni altrui, disposti a prenderne altre domani, con un avvicendamento che distrugge la facoltà d'averne di vere, cioè personali.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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