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      Sisto V pubblicò una Bibbia, che unica dovesse avere autorità, e v'attese egli medesimo col Nobili, l'Agello, il Morino, Lelio Landi, Angelo Rocca, il cardinale Caraffa, Prospero Martinengo bresciano. Ma appena uscita, vi si scopersero molti sbagli, onde fu messa all'Indice, e ritiratine sollecitamente gli esemplari, divenuti così una delle maggiori rarità bibliografiche. Clemente VIII pubblicò poi quella che fa testo265.
      Oltre pubblicare libri di più regolata devozione266, si pensò a chiarire e assodare la storia. Lutero, come bruciò le bolle dichiarandole d'autorità incompetente, così bruciò il Diritto Canonico, asserendo che la somma di esso è questa: «Il papa è Dio in terra, superiore a tutti i celesti, terrestri, spirituali e corporali: tutte le cose son proprietà del papa, e nessuno deve osare di chiedergli, cosa fai?» Il fumo di quest'incendj, opposti a quelli del Savonarola, offuscò la storia, che si trovò ridotta ad aneddoti; e sedici interi secoli della Chiesa vennero presentati come solidariamente rei di frodolenza e di menzogna, nelle diatribe de' Protestanti e nelle gravi Centurie di Magdeburgo. Eppure la società cattolica è eminentemente storica, avendo per vincolo d'unità la tradizione; quod semper, quod omnibus, quod ubique. Mentre dunque si contrapponeva agli eterodossi la precisa esposizione del dogma, bisognava pur colla storia rivelare e i fatti, e l'essere della Chiesa, e la potenzialità della virtù dello Spirito Santo.
      Nei secoli credenti erano a ciò bastate le cronache e le legende, ma queste non reggeano all'età critica, che al sentimento surrogava il raziocinio.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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