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      Se la società religiosa è fondata sull'unità di dottrine, deve procacciarla con mezzi esterni nell'ordine esterno, e per conseguenza prevenire e punire delitti, e più il delitto che ne scalza le fondamenta, qual è l'eresia.
      Nello stato di pruova, la libertà consiste nella facoltà radicale di scegliere fra l'errore e la verità, fra il bene e il male, con tutti i rischi d'una tale scelta. È la facoltà di determinarsi a credere e operare secondo il lume della coscienza, senza subir violenza esterna, sotto la sola responsabilità300 della propria scelta davanti alla giustizia di Dio. Ciò implica l'obbligazione morale di scegliere la verità e praticare il bene. Or la verità è una: il bene non è il male: il sì non può esser il no, nè tutte le religioni esser buone, cioè non tutte eguali per conoscer il vero, possederlo, conservarlo, diffonderlo. Se così non fosse, che varrebbe la coscienza umana? a che ci sarebbe ella data? E chiameremo libertà la trista facoltà di vagar di fantasma in fantasma, e di sperimentare tutti gli errori? Questa indifferenza in morale e in religione non è piuttosto la negazione più ingiuriosa della libertà di coscienza?
      La libertà morale non è il diritto di far male; è l'atto interiore pel quale ci determiniamo liberamente a ciò che è bene; contiene la libertà della elezione e la possibilità del male, escludendo ogni violenza fisica. Scegliere il bene è il dovere primo dell'uomo: scegliere il male è un abusare della libertà. Non vi può dunque essere diritto di scegliere una religione falsa o di propagarla: onde rettamente la Chiesa cattolica considera tutte le false religioni come abuso della libertà.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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