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      Il Concilio di Trento statuì che Ecclesia in neminem judicium exercet, qui prius per baptismum non fuerit ingressus303.
      Non si citino fatti parziali d'uomini e di tempi, sibbene le dottrine. Or queste, chiarite dai supremi maestri, portano che in capo a tutto sta il diritto di Dio d'esser adorato nella forma ch'egli prescrisse: segue la missione della Chiesa di condurvi i popoli colla persuasione e colla cooperazione dell'autorità secolare; sempre con eccezioni opportune e con applicazioni sapienti secondo l'indole degli infedeli, e sempre esclusa la violenza e i civili perturbamenti.
      Perchè l'eresia fosse punibile come attentato alla fede, sarebbe necessario che il Cristiano perseverasse nell'errore, sebben sufficientemente istruito, e che manifestasse con atti la sua opposizione all'autorità della Chiesa. Il semplice errore involontario non è nemmanco colpa agli occhi della morale.
      Ma se la Chiesa è la base di tutto l'insegnamento, come legittima giudice delle controversie, il resisterle diventa colpa. Così dicono i difensori della coazione. Ma dove la colpa cominci, Iddio solo n'è giudice.
      Soggiungono: «La Chiesa bisogna sia forte quanto basti per difendersi da se stessa e trionfare. Or non è vero che sia forte abbastanza, giacchè, contro una religione che combatte gl'istinti pervertiti, che impone difficili doveri, si alleano tutte le passioni naturali, e trovano nel cuore di ciascuno un ajuto potente. Inoltre contro assalti sconnessi e quotidiani, diretti a un punto isolato, mal può reggersi essa, formata da un accordo perfettamente compaginato di dottrine, di consigli, di prescrizioni, di fatti storici, così ben incatenati, che pochi possono abbracciarne l'insieme, e averlo sempre presente.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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