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      Ma un accidente da nulla porge occasione di far sangue, i soldati spagnuoli assalgono i tumultuanti; questi rispondono colle barricate e colla campana a martello del campanile di san Lorenzo; i castelli fan fuoco; la via Toledo e la Catalana si contaminano di carnificina; sono mandati sommariamente al supplizio alcuni nobili, non maggiormente colpevoli degli altri ma per dare un esempio, e il Toledo, credendo aver atterrito, passeggia fieramente la città. Non fu fischiato o urlato; ma nessuno grande o piccolo gli usò atto di riverenza, nè cavar il berretto, o piegar il ginocchio come prima: però quando i capipopolo sparsero voci sinistre, la plebe a fatica si rattenne dal farlo a brani, gli tolse l'obbedienza, e costituì regolarmente un'unione di nobili e popolani a servizio di sua maestà e a comune difesa, nella quale chi non entrasse era considerato per traditore della patria; e pigliò le armi, guidata dal Mormile e da Colantonio Caracciolo, che fu gridato traditore appena parve condiscendere ad accordi.
      Stettesi lunga pezza in attitudine di guerra, nè mancava chi suggerisse o di darsi al papa, il quale, all'antica ragione di sovranità, univa allora l'avversione particolare contro gli Spagnuoli, o di chiamare Pietro Strozzi profugo di Firenze, e i Francesi che allora campeggiavano a Siena. Ma i più perseveravano nelle forme di soggezione, gridando Impero e Spagna: all'imperatore fu deputato Ferrante Sanseverino principe di Salerno, con Placido di Sangro, per rimostrargli che, fra i capitoli del regno, era di non vi introdurre l'Inquisizione alla spagnuola: sicchè non guardasse come ribellione contro lui questo insorgere contro un rigore illegale.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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