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      La quale lontananza, se a v. s. ancora portasse danno com'ella scrive, in me certo si raddoppierebbe il dolore ch'io debbo sentirne. Ma che danno ha ella potuto portarle, massimamente in quel particolare, che ella mi dice della risposta da lei fatta al Mazzone? Che bisogno può ella avere d'un par mio nelle quistioni e materie poetiche, nelle quali essa è così avanti introdotta, anzi così esercitata e intendente, e dalle quali io a poco a poco, e per le mie infermità, e per gli studj più gravi a' quali mi sono interamente dato, mi vo non solamente ritraendo, ma allontanando quasi del tutto? Aggiungasi a questo, che v. s. si ha avuta ottima causa alle mani, e se pur a superare alcune difficoltà, che in essa si parano davanti, e a spegnere affatto questo mostro ella avesse avuto bisogno d'ajuto, quale altro miglior Teseo potevasi per lei desiderare, che il signor Bargaglio, non meno pari a lei per valore, che per iscambievole benivolenza? V. s. ha potuto vedere quant'oltre s'abbiano a stendere quelle poche reliquie, ch'ancora mi rimangono degli studj poetici, cioè a far vulgari in rima, se Dio mi darà vita, le canzoni di David, la quale impresa da molti mesi in qua, contro quello ch'io pensava, non m'è stato possibile di seguire per attendere alla cura della mia sordezza, la quale non è per tutto ciò punto scemata, anzi, per quello ch'io posso comprendere, alquanto cresciuta. E ora che io son libero dalla predetta cura, m'è necessario d'attendere a replicare ad un nostro italiano, persona assai letterata, e la quale fa principale professione di studj di teologia, sopra una questione nata tra noi, nella quale abbiamo già l'uno e l'altro scritto alcuni fogli, ed è questa: cioè, se Adamo fosse creato da Dio in guisa che di sua natura fosse immortale o no.


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Gli eretici d'Italia
Volume Secondo
di Cesare Cantù
Utet
1865 pagine 728

   





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