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      Per essere quindi padrona dei suoi segreti, era costretta di tenere al suo servizio delle converse, che non avessero appreso l’alfabeto.
      Un’altra, quando ne’ giorni festivi ascoltava la messa, cadeva in una specie di catalessia; se una corrente di vento le avesse agitato il lembo della cocolla, mettevasi subito a brontolare, ma senza muo-
     
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      versi minimamente. Avvenne una volta, che un’altra monaca, la quale stavale vicino, svenne e precipitò colla testa sulla sua spalla: essa continuò a starsene immobile come se nulla fosse stato, e probabilmente avrebbe lasciato andare a terra la svenuta, se io e le altre monache non fossimo accorse a sostenerla e adagiarla sulla seggiola.
      Ho conosciuto un’altra che, quando stavasi malata, puntava degli spilli intorno intorno alle lenzuola del letto: poi, rannicchiatasi dove si tengono i guanciali, rimaneva ferma in quella posizione, acciocché (diceva) non si guastasse la maravigliosa simmetria del letto.
      Ve n’era un’altra che faceva bambolini di cenci, e dondolandoli al seno diceva ch’erano i suoi figli. Né dimenticherò due vecchie lunatiche, di cui l’una discorreva sempre con Giovacchino Murat e con Ferdinando I, l’altra, nel sentire i tamburi, gridava: «I Francesi! Ecco i Francesi!». Costei una notte si gettò nel pozzo, donde fu estratta cadavere.
      Ma il monastero, dove più grande è il numero delle matte, si è quello delle Romite, le cui orrende e veramente braminiche austerità conducono più presto alla demenza. Questa tomba di vive fu fondata da una pinzochera, semialienata di mente, coll’approvazione e sotto il patrocinio della Chiesa romana.


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Misteri del chiostro napoletano
di Enrichetta Caracciolo
pagine 337

   





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