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      «Questa funesta ricorrenza si ripete spesso e sempre cogli stessi sintomi qui descritti; alla vista de’ quali giova supporre, che oltre le cause fisiche, anche delle potenti cagioni morali contribuiscano a mantenere tale stato morboso. E però ci prendemmo la cura di domandare la stessa paziente quali potessero essere i motivi che tanto preoccupata e contristata la trattenevano: ci confessò trovarsi lo spirito suo in uno stato d’estrema violenza per dovere starsi reclusa in un chiostro che abborriva.
      «Per siffatta malattia fu adoperato, non solo da noi, ma pur da altri valenti professori, quanto mai l’arte medica potea e sapea suggerire, ma sempre infruttuosamente, anzi con qualche peggioramento della paziente.
      «Ora, a prevenire che la suddetta religiosa trabocchi in guai peggiori, cioè in uno stato di demenza continua, opiniamo di consenso cogli altri nostri colleghi, qui riuniti in consiglio, che debba essa abbandonare il regime claustrale, regime che essenzialmente influisce ad alimentare la narrata morbosità.
      « Questa nostra dichiarazione, giurata in coscienza, e risultante dall’osservazione di circa venti mesi, non peccherebbe che di soverchia concisione, non portando descritte minutamente tutte quante le sofferenze dell’inferma».
     
      Napoli, 23 gennaio 1853
     
      Il medico consultante del luogoDott. Pietro Sabini
     
      Il medico del luogoDott. Alessandro Parisi
     
      [242]
     
     
     
      XXIIIUn breve respiro
     
     
     
     
     
      Gli ultimi di gennaio, mia zia era partita per Roma, ed io incominciai a concepire novelle speranze fin dalle sue prime lettere.


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Misteri del chiostro napoletano
di Enrichetta Caracciolo
pagine 337

   





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