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      Sopravvengono, e si riconoscono tra loro, Acrimonio e Fileno, partitisi dalle patrie loro dove gl'inganni e i vizi crescono e i buoni sono mandati al fondo; e vogliono andare nientemeno che all'Olimpo «ove stan semidei;
     
      Bàstace in un canton stare da un lato».
     
      Èccoti una bella ninfa, Galetta, a lusingare i quattro fuggitivi e solitari. Ciascuno la vorrebbe per sé in legittimo amore: ella piglierebbe Melandro: tutti contendono. La ninfa dice che non vuol piú nessuno, ma viceversa chi le vuol ben la segua, e s'avvia; i pastori diètrole. Rincontrano Liceo, padrone di gregge innumerevole, che tiensi a canto due guardiani con due nerbi, l'uno detto Loro l'altro Prudente. Galetta fa essa una dichiarazione d'amore a Liceo: egli l'accetta e la bacia. Querele degli altri. Prudente gli ammonisce vadano a ritrovare le loro prime amate: Loro dice che ascoltino il suo canto. Egli è l'oro, per cui Liceo è potente come gli antichi Augusto e Alessandro: rendano onore al suo regno e alla novella sposa. – Nella seconda commedia Rifo e Nemeo pastori s'incontrano e si confidano d'essere innamorati; e procedendo nelle confidenze vengono a scoprire che han comune l'oggetto dell'amore, ed è Allòra. Cominciano a dirsi villania; e Nemeo scioglie i cani addosso a Rifo. Viene Astreo, altro pastore; e fatti legare i cani, dimanda il perché della contesa. – Allòra! – Ma che? ripiglia Astreo. Allòra diè la fede a me, ed è mia. – Intanto Allòra sopravviene in altra parte cantando e con lei Silvia ninfa anziana.


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Su l'Aminta di Torquato Tasso
Saggi tre
di Giosuè Carducci
Sansoni Firenze
1896 pagine 129

   





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