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      E perciò i due vicini, che potevano aver più guadagno da quel disfacimento, tanto più apertamente fomentavano le discordie: la Russia aizzando i governanti: e la Sardegna, i governati. Il consiglio di farsi moderata, e anche costituzionale, almeno nel Lombardo-Veneto, non venne all'Austria da quei due alleati che avevano interesse a vederla convulsa e smembrata; ma sì dall'Inghilterra che voleva, a proprio commodo e servizio, averla tranquilla e forte.
      Vigilava questa desiosamente ogni occasione che potesse ricondurre gli ottimati ai loro antichi amori colla casa d'Austria; e sperò che a questo giovasse almeno la nuova della repubblica risurta in Francia. E infatti i milanesi, al dire della stessa Opinione, furono commossi dalla mansuetudine dell'imperatrice, che, riprovando le soldatesche sceleratezze, inviava al conte Borromeo molto denaro in soccorso ai poveri. E finchè il vicerè parve propizio ai cittadini, questi si rivolsero candidamente a lui. E Borromeo, il quale poco fidava in Carlo Alberto, giunse persino a suggerire al vicerè speranze di regno, che "il cupo principe" udiva non senza commozione. Ma v'era a lato ai principi chi gli spingeva al precipizio, chi voleva il sangue per avere il denaro. E lo stesso general Willisen, adulatore di Radetzky, accenna a questa sequela di cose, ma senza intenderle.
      All'annuncio del sangue versato in Milano, l'Azeglio gettava la sua maschera di moderatore e di paciero, e prorompeva in fanatico tripudio: "Il fatto è compiuto", egli scriveva.


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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