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      Ma il popolo di Milano, accettava da incauti amici il consiglio di serbare ad altri giorni il grido della libertà.
      Poteva colla caduta di Metternich l'Austria tornar federale, torsi di collo il capestro della centralità. Era l'unica via di rifarsi moderna, e cessar d'essere il tormento delle nazioni; ma essa mutò solo il nome alla vecchia catena. Una costituzione unitaria che chiamava a una sola assemblea tutte le genti dell'imperio, tornava assurda e impossibile. In quale mai lingua doveva essere eloquente l'ungaro al tedesco, o il croato all'italiano? O doveva ogni deputato condur seco nell'aula delle dieci favelle il suo turcimanno, come le tribù della Nigrizia al mercato di Tombuctou? Le nazioni, schierate a fronte in quel babilonico conciliabolo, in un proposito solo potevano tutti accordarsi, di ricusar tanto alla ministeriale arroganza. Perlochè o ricadrebbe ogni cosa nel pristino arbitrio della corte: o le nazioni, sciogliendo tosto la bizzarra adunanza, andrebbero a fare meno insensata opera, ciascuna nella patria sua.
      L'Austria non volle essere una federazione di popoli se-reggenti; non volle essere una federazione commerciale, presieduta splendidamente da una famiglia di dogi ereditari. Ebbene, che divenne ora l'Austria? Divenne una federazione (sempre una federazione) di satrapi militari, che tengono la mano sui tributi delle provincie, e lasciano agli arciduchi una banca vuota, un titolo svanito, e la responsabilità di quanto d'atroce si commette in loro nome.
      Gli eredi di Metternich furono più ostinati e ciechi di lui.


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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