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      Enrico Cernuschi si vantava scevro d'ogni legame, avverso persino a quei notissimi che dettavano le dimostrazioni. Cattaneo aveva pensato a giovare la patria senza metter mai verbo in politica. E nel primo giorno, quando gli amici vennero matutini ad annunciargli la processione municipale, e dimandargli consiglio per l'evento d'un conflitto, egli aveva risposto che il correre immantinenti alla forza, quando nulla si era fatto per possederla, gli pareva troppo favorevole al nemico, il quale era presto e bramoso. "Il podestà farà mitragliare i cittadini; egli va da cieco ove lo spingono. Questi 40 mila fucili, li avete visti? Siete poi certi che questo comitato vi sia? Hanno fede cieca in Carlo Alberto; e saranno corrisposti come al solito. Bisogna pigliar tempo per armarci; e perchè tutta Italia si metta in grado".
      È debito e diritto di giustizia porre in luce questi fatti, per dissipare le menzogne, onde certuni vennero pascendo poi l'anime sciocche. E vuolsi considerare questo irresistibile effetto delle rivoluzioni: ch'esse ingrossano come le vallanghe, travolgendo nei più temerari propositi i più cauti animi, mentre il fiocco di neve che fu motore primo e nucleo della immane mole, vi resta per lo più confuso e smarrito. E perciò, ad ogni ritorno, la rivoluzione sempre più ingrossa; sinchè le minorità primitive, che valevano solo per la loro leggerezza, prevalgono col numero e col peso morto, e ponno invocar senza tema il suffragio universale.
      Radetzky non potè il terzo giorno tener la parola, colla quale erasi, la sera inanzi, addormentato: - "Chiamo a me cinque battaglioni: domani comincerò di nuovo il combattimento". Anzichè cominciare il combattimento, gli fu forza precipitare la ritirata dalle parti più interne della città. Quelle sconnesse posizioni non si collegavano più al Castello, se non per due o tre varchi tortuosi, verso i quali si cominciò presso l'alba a dirigere i cittadini che venivano a offrire le braccia e prendere indirizzo.


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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