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      Lasciamo che, dopo le insidie e le stragi di Milano, di Padova, di Pavia, era sacrilegio allegare il diritto delle genti; ed era troppo ridicolo che parlasse di coraggio in faccia a un pugno di cittadini, chi, poche ore prima, millantava i suoi centomila soldati, e l'animo deliberato all'incendio e al saccheggio. Diremo solo che Radetzky, partecipando ciò a Ficquelmont, scrisse il dì seguente: "Coi consoli si è trattato oggi di un armistizio di tre giorni; le mie truppe hanno necessità di riposo, per i più che umani loro sforzi; ed io con questo mi troverò in grado di circondare più compiutamente la città". E perchè la voleva il maresciallo circondare, investire (zernieren)? Fu preso in quel medesimo giorno, a Inzago, l'apportatore della legge di sangue, la quale concedeva al maresciallo la licenza di fucilare tutti i ribelli; e a quell'ora, gli arciduchi in Verona si consolavano pensando ch'era già in opera. Era dunque Radetzky che abusava dell'intervento dei consoli; che oltraggiava il diritto delle genti. Sarebbe vano accusar di perfidia un tal nemico; ma sarebbe ingiusto accusar di temerità chi sottrasse all'atroce inganno i cittadini.
      Libera l'interna città, apparivano ad uno ad uno, e cauti e taciturni si schieravano intorno al cupo Casati, i membri del futuro governo. Favoriti per secreto patto dai più accesi promotori dell'insurrezione, i quali non ebbero tampoco la lealtà di aprirsene col consiglio di guerra, essi, anzichè adoperarsi a dare indirizzo al combattimento, attendevano solo a recarsi in mano col minimo pericolo la massima potenza.


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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