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      Noi dimandiamo alla Croce di Savoia a qual ordine di cittadini appartenessero, e di quale opinione poi si manifestassero, coloro che consegnarono entro "la cinta" di Forte Urbano il battaglione civico di Bologna, e con minacce richiamarono da Modena i finanzieri e i dragoni; coloro, che in Cremona, in Brescia, in Mantova, in Verona, vietarono ai cittadini di mostrarsi "illegalmente armati"; e alla plebe che voleva "armi e battaglie" gettavano pane e denaro; e "convenivano coll'autorità militare che si levassero le barricate"; e alla nuova dei tremendi pericoli di Milano, predicavano a' cittadini d'aspettare, in coccarda bianca e piuma bianca e sciarpa bianca, la vita o la morte dei fratelli. "O Milano è vittoriosa: e allora insurgeremo con più baldanza e più frutto; o Milano soccumbe: e saremmo allora in mal punto insurti". Prima del conflitto, si poteva dubitare, deliberare; il ricusar battaglia poteva essere buon consiglio; ma quando la battaglia ruggiva, e le sorti di tutti si agitavano nel sangue, ritrar dal campo le riserve che dovevano assicurar la vittoria, era ben aiutare il nemico. E peggio era frapporsi, sin colla spada alla mano, perchè il nemico conseguisse con una capitolazione la sicura uscita dalla città: "sfoderò la spada: si pose avanti all'officiale, sclamando: non potrete offenderlo, se prima non mi offendete". E quella capitolazione non pattuì tampoco che le soldatesche partissero alla volta dei loro paesi; ma le lasciò libere, liberissime di seguire l'appello che le convocava d'ogni parte ad opprimere Milano.


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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