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      Carlo Alberto, mal pago già di Parma e di Modena, disdegnò nominarle nel proclama che indirizzò il 30 marzo da Lodi: "Agli Italiani della Lombardia e della Venezia, di Piacenza e di Reggio". E allora e sempre mirò con animo geloso i battaglioni toscani. I quali poi rimasero crudelmente derelitti sul campo di Curtatone.
      Tutto questo volume è seminato di tali cieche contese, che sviavano i popoli dall'amicizia e i soldati dalla guerra. Invano il buon senso publico le ripudiava. Troviamo scritto fin da quei giorni: "Tutti son sicuri che le sorti di questo paese sono assicurate come quelle d'Italia; quindi essere inutile anche il dichiararsi, ora, per un principe anzichè per un altro. È curioso, che mentre in Lombardia vi sono ancora i tedeschi, da alcuni si pensi già a passare i confini fra Stato e Stato; e che alcuni toscani e piemontesi si vadano girando per questi paesi, invitando le popolazioni a pronunciarsi per un governo o per l'altro. Sono assicurato che all'Avenza alcuni sarzanesi abbiano fatto abbassare la bandiera italiana per sostituire la sarda". Queste savie cose si scrivevano in Pontremoli il 25 marzo. Ancora vi s'ignorava la combinazione delle due bandiere: primo trionfo conseguito dal genio diplomatico di Enrico Martini la notte del 23, com'egli attesta: "Ed in primo luogo ottenni che l'armata, passando il Ticino, adotterebbe la bandiera tricolore in luogo del vessillo di Savoia; solo, nel campo bianco le starebbe la croce azzurra". Il tricolore ebbe così anche un colore di più.


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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