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      Quanto alla paura che publicamente si affettava dei republicani, pare non fosse altro che polve alli occhi della diplomazia: poichè il patto che si era stretto da Azeglio colle società secrete di Romagna e Toscana, e si era imposto all'Associazione Italiana di Parigi da uomini che anzi tutto professavano rancore alla Francia, non solo assicurava il re da ogni prova di republica in Milano, ma gli dava per fautori e propagatori e i Berchet e i Mazzini, e quanti mai avevano bensì maledetto alla perversa sua politica, ma gli avevano già offerto vittorie e regni fin dal 1821 e dal 1832. L'unica difficoltà si era che, gli Unitarii volevano dargli più ch'ei non avesse il coraggio di prendere in una volta. Qualche voce di republica si udì solo agli avamposti dei volontari a fianco della croce svizzera che aveva preso il campo prima della croce di Savoia, e quando le lettere stesse dei governi provisorii spiravano aperta diffidenza per l'irresoluto contegno del re. E il primo mormorio di dottrine republicane si ode solo nelle ultime pagine di questo volume, inspirato parimenti da quelle inesplicabili lentezze, e più ancora dalle prime violenze fatte dal governo provisorio alla libera stampa. La gioventù non intendeva più altro che guerra, nè pensava ad altro che alla cacciata dello straniero; pareva ottusa e inetta ad ogni altra idea.
      Intanto la casa di Savoia, in preda a consiglieri senza consiglio, si lasciò sfuggire di pugno un momento di gloria e di fortuna, che forse non tornerà mai!


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Considerazioni sul 1848
di Carlo Cattaneo
pagine 217

   





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