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      In quel momento di fortuna, Carlo Alberto avrebbe potuto inoltrarsi velocemente su l'uno o l'altro fianco dell'impacciato nemico, per le due libere strade militari di Brescia e Cremona, e per una via ferrata; aveva un'altra strada affatto sicura per Piacenza sulla destra del Po; poteva giovarsi dei molti attiragli che il lusso della città e l'agricultura opulenta delle basse, in quel momento di fervore non ancora guasto, gli avrebbe fornito; finalmente le vaporiere del Po potevano, in dodici ore, trasportare tremila uomini dalla foce del Ticino a quella del Mincio; potevano rimurchiare all'ingiù quante barche si volessero raccogliere dai nostri Canali. Gli era dunque agevole precorrere sotto Mantova, e anche sotto Verona, un nemico che appena si trascinava come serpe ferita. Non faceva più di cinque o sei miglia al giorno. Dando animo e braccio all'intestino moto delle agitate cittadinanze, poteva Carlo Alberto sorprendere un'entrata in quei vasti e mal difesi claustri. Infine, nel sollevamento universale d'Italia, e nella impotenza momentanea del nemico, poteva per qualche tempo far base di guerra ovunque, sull'Adda, sul Po, sulla Laguna, trovar pane e ospitali dapertutto. Ma lo ripeto, del Macedone al quale li adulatori lo paragonavano, altro non aveva avuto mai che l'odio della libertà
     
      Quali erano le forze di Radetzki in quel momento?
      Nella sua cancelleria si rinvenne la nota dei corpi che componevano il suo esercito; al 13 marzo. Le cifre nominali dei battaglioni e squadroni quivi indicati farebbero 85 mila uomini; ma le cifre vere, se si prende norma di quanto si accertò d'alcuni battaglioni, non potevano oltrepassare 70 mila.


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Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra
di Carlo Cattaneo
1849 pagine 315

   





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