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      È l'antica condanna braminica, buddistica, eleatica, platonica; sempre un cieco disdegno; talvolta la maledizione. Ma vero è che ogni più sottile astrazione è sempre opera d'analisi. Dalle astrazioni dei numeri senza oggetto, delle linee senza superficie, delle superficie senza profondità, delle forme senza corpo, delle forze senza sostanza, surge la matematica. Dalle astrazioni del pieno e del vuoto, dell'identico e del diverso, dell'io e del non io, dell'essere e del non essere, dell'infinito e dell'assoluto, surgono la logica, l'ontologia, la metafisica. Tuttociò che v'ha di più sublime nell'intelletto comincia dall'atto analitico dell'astrazione. L'astrazione diviene il vincolo commune di tutti i fenomeni della scienza e della coscienza. L'analisi è la piramide di cui la sintesi è la sommità.
     
     
      2.
     
      Quando Cartesio, con un atto d'analisi libera e pura, distinse nella coscienza del pensiero la coscienza dell'essere, egli volle con quella affermazione dell'io, disciogliersi dalla natura e dalla società. Ma la natura era già passata d'innanzi al suo intelletto; ma la società gli aveva dato la tradizione scientifica. Quella voce che gli pareva surgere solitaria dalla sua coscienza, era la prima parola d'un problema già maturato nel corso dei secoli e nella successione delle filosofie: - problema che l'io solitario non avrebbe nemmen potuto proporsi.
      Così è. Alle evoluzioni della potenza analitica hanno parte la natura e la società. E come sono esse le cause che la destano, così sono parimenti le cause che possono renderla perpetuamente inerte.


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Psicologia delle menti associate
di Carlo Cattaneo
pagine 74

   





Cartesio