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      che il decreto per la decorazione Herz, fu, può dirsi, proprio l’ultimo dato a firmare alla Corona dal Crispi, dimissionario, rovesciato sette dì innanzi, il 31 gennaio, dal potere proprio dell’ultima udienza reale che ebbe, indelicatamente abusando dell’ufficio provvisorio coperto per la sola tutela dell’ordine e per il disbrigo degli affari correnti (due giorni dopo Di Rudinì entrava in carica); tanto perché l’ultimo suo atto fosse degno dei suoi quattro anni. di governo;
      che per ottenere quel decreto dalla Corona, il Crispi le diede a intendere una menzogna, che fu presto a Parigi scoperta e, scoperta che fu, s’impose l’alta ragione di revocare il decreto; menzogna della quale è in mia mano un documento autografo con una firma che taglia la testa al toro;
      che oltre quella menzogna, il Crispi, per contestar l’operato, ne invocò e ne fece invocare dai suoi giornali un’altra peggiore, pretestando un rapporto del general Menabrea, ambasciatore a Parigi, sui pretesi meriti scientifici dell’Herz; rapporto che infatti esiste, e di cui per ora è pietà il tacere, ma del quale il signor Crispi si è onestamente guardato dal far conoscere un periodo che fa onore alla sincerità del Menabrea e bastava a rendere la proposta decorazione impossibile;
      che scoperto il brutto inganno, non solo il signor Crispi non lacerò egli il decreto colle sue mani, come fece dalla Riforma sfacciatamente asserire (e non potea neppur farlo, perché non era più ministro) ma per tutto quel mese di febbraio contrastò con la più cinica, con la più ostinata resistenza alle pratiche replicate fatte presso di lui per persuaderlo colle buone a non opporsi alla revoca del decreto, scendendo perfino alla indecenza (quando si vide colle spalle al muro, davanti alle scoperte venute da Parigi) di offrire uno cheque francese di 60.000 lire (!!!) a beneficio del magistero dell’ordine, purché sulla revoca non si insistesse;


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Lettera agli onesti di tutti i partiti
di Felice Cavallotti
1895 pagine 82

   





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