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      Obiit die XXVII Maii MDXXIX".Era dell'età di venticinque anni; e perché domandato in fra i soldati Cecchino del Piffero, dove il nome suo proprio era Giovanfrancesco Cellini, io volsi fare quel nome propio, di che gli era conosciuto, sotto la nostra arme. Questo nome io l'avevo fatto intagliare di bellissime lettere antiche; le quali avevo fatto fare tutte rotte, salvo che la prima e l'ultima lettera. Le quali lettere rotte, io fui domandato per quel che cosí avevo fatto da quelli litterati, che mi avevano fatto quel bello epigramma. Dissi loro quelle lettere esser rotte, perché quello strumento mirabile del suo corpo era guasto e morto; e quelle dua lettere intere, la prima e l'ultima, si erano, la prima, memoria di quel gran guadagno di quel presente che ci dava Idio, di questa nostra anima accesa dalla sua divinità: questa non si rompeva mai; quella altra ultima intera si era per la gloriosa fama delle sue valorose virtú. Questo piacque assai e di poi qualcuno altro se n'è servito di questo modo. Appresso feci intagliare in detta lapida l'arme nostra de' Cellini, la quale io l'alterai da quel che l'è propia; perché si vede in Ravenna, che è città antichissima, i nostri Cellini onoratissimi gentiluomini, e' quali hanno per arme un leone rampante, di color d'oro in campo azzurro, con un giglio rosso posto nella zampa diritta, e sopra il rastrello con tre piccoli gigli d'oro. Questa è la nostra vera arme de' Cellini. Mio padre me la mostrò, la quale era la zampa sola, con tutto il restante delle ditte cose; ma a me piú piacerebbe che si osservassi quella dei Cellini di Ravenna sopra detta.


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La Vita di Benvenuto Cellini
di Benvenuto Cellini
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