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      Però vennono a me tanto armati, quasi che paurosi che io non fussi un velenoso dragone. Il ditto capitano disse: - Tu senti pure che noi siamo assai, e che con gran romore noi vegniamo a te; e tu a noi non ti volgi -. A queste parole, immaginatomi benissimo quel peggio che mi poteva intervenire, e fattomi pratico e costante al male, dissi loro: - A questo Idio che mi porta a quello de' cieli ho volto l'anima mia e le mie contemplazione e tutti i mia spiriti vitali; e a voi ha volto appunto quello che vi si appartiene, perché quello che è di buono in me voi non sete degni di guardarlo, né potete toccarlo: sí che fate, a quello che è vostro, tutto quello che voi potete -. Questo duro capitano, pauroso, non sapendo quello che io mi volessi fare, disse a quattro di quelli piú gagliardi: - Levatevi l'arme tutte da canto -. Levate che se l'ebbono, disse: - Presto presto saltategli a dosso e pigliatelo. Non fussi costui il diavolo, che tanti noi doviamo aver paura di lui? Tenetelo or forte che non vi scappi -. Io, sforzato e bistrattato da loro, inmaginandomi molto peggio di quello che poi m'intervenne, alzando gli occhi a Cristo dissi: - O giusto Idio, tu pagasti pure in su quello alto legno tutti e' debiti nostri: perché addunche ha a pagare la mia innocenzia i debiti di chi io non conosco? oh! pure sia fatta la tua voluntà -. Intanto costoro mi portavano via con un torchiaccio acceso; pensavo io che mi volessino gittare innel trabocchetto del Sammalò: cosí chiamato un luogo paventoso, il quale n'ha inghiottiti assai cosí vivi, perché vengono a cascare inne' fondamenti del Castello giú innun pozzo.


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La Vita di Benvenuto Cellini
di Benvenuto Cellini
pagine 536

   





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