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      A questo Sua Eccellenzia mi disse che io facessi una supplica di quanto io gli dimandavo, e in essa contenessi tutti i mia bisogni, ché a quella amplissimamente darebbe ordine. Certamente che se io fussi stato astuto a legare per contratto tutto quello che io avevo di bisogno in queste mia opere, io non arei aùto e' gran travagli, che per mia causa mi son venuti: perché la voluntà sua si vedeva grandissima sí in voler fare delle opere e sí nel dar buon ordine a esse. Però non conoscendo io che questo Signore aveva piú modo di mercatante che di duca, liberalissimamente procedevo con Sua Eccellenzia come duca e non come mercatante. Fecigli le suppliche, alle quale Sua Eccellenzia liberalissimamente rispose. Dove io dissi: - Singularissimo mio patrone, le vere suppliche e i veri nostri patti non consistono in queste parole né in questi scritti, ma sí bene il tutto consiste che io riesca con l'opere mie a quanto io l'ho promesse; e riuscendo, allora io mi prometto che Vostra Eccellenzia illustrissima benissimo si ricorderà di quanto la promette a me -. A queste parole invaghito Sua Eccellenzia e del mio fare e del mio dire, lui e la Duchessa mi facevano i piú isterminati favori che si possa immaginare al mondo.
     
      LIV. Avendo io grandissimo desiderio di cominciare a lavorare, dissi a Sua Eccellenzia che io avevo bisogno d'una casa, la quale fussi tale che io mi vi potessi accomodare con le mie fornaciette, e da lavorarvi l'opere di terra e di bronzo, e poi, appartatamente, d'oro e d'argento; perché io so che lui sapeva quanto io ero bene atto a servirlo di queste tale professione; e mi bisognava stanze comode da poter far tal cosa.


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La Vita di Benvenuto Cellini
di Benvenuto Cellini
pagine 536

   





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