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      Poi ’l macina bene e sottilmente; e quando ti si risecca infra le mani, aggiungi in su la pietra acqua ben chiara e netta. Poi, quando è ben macinato, temperalo corrente a pennello, pur d’acqua chiara; e, per lo simile modo detto di sopra, ne da’ sopra il tuo lavoro tre, o quattro volte. Ed è a te più sicuro questo modo che altra tempera, non avendo molta pratica. Cuopri bene la tua ancona, o ver tavola, e guardala dalla polvere, come detto ho.
      CAPITOLO CXXXIII.
      Come si può mettere d’oro con verdeterra in tavola.
      Ancora secondo che usavano gli antichi puoi fare; cioè impannare di tela a distesa tutta l’ancona innanzi che ingessi; e poi mettere di oro con verdeterra, macinando il detto verdeterra a qual modo vuoi, di queste due ragioni tempere, che di sopra t’ho insegnato.
      CAPITOLO CXXXIV.
      Di che modo si mette l’oro in tavola.
      Come viene tempo morbido e umido, e tu voglia mettere d’oro, abbi la detta ancona riversciata in su due trespoli. Togli le penne tue: e spazza bene; togli un raffietto, va’ con leggier mano cercando il campo del bolo. Se nulla puzza, e nocciolo o granellino vi fusse, mandalo via. Piglia una pezza di lesca di panno lino, e va’ brunendo questo bolio con una santa ragione. Ancora brunendolo con dentello, non può altro che giovare. Quando l’hai così brunito e ben netto, togli un migliuolo, presso a pieno d’acqua chiara ben netta, e mettivi dentro un’ poca di quella tempera di quella chiara dell’uovo. E se fusse niente stantìa, tanto è migliore. Rimescola bene in nel migliuolo con la detta acqua.


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Il libro dell'arte
o Trattato della pittura
di Cennino Cennini
Le Monnier Firenze
1859 pagine 275

   





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