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      Mo sarà stato otto o dieci dì o un mese, che per qualche cosa non si sarà potuto brunire? togli un fazzuolo, o vero sciugatoio, ben bianco; mettilo sopra il tuo oro in canova, o dove sia. Poi abbia un altro fazzuolo: bagnalo in acqua chiara, storcilo, e strucalo ben diligentemente; aprilo, e distendilo sopra il primo fazzuolo che hai mettudo in su l’oro asciutto; e statim riviene l’oro da poterlo brunire. Ora ti ho detto le condizioni del modo, quando l’oro è atto a lasciarsi brunire.
      CAPITOLO CXXXVIII.
      Ora ti mostrerò il modo di brunire, e per che verso, spezialmente un piano.
      Togli la tua ancona, o quel che sia mettudo di oro. Dispianala in su due trespidi, o in su panca. Togli la tua prieta da brunire, e fregatela al petto, o dove hai miglior panni che non sieno unti. Riscaldala bene: poi tasta l’oro, se vuole essere ancora brunito; vallo palpone tastandolo sempre con dubbio. Se senti alla prieta niente di polvere, o che sgrigioli di niente, sì come farebbe la polvere fra’ denti, togli una codola di vaio, e con leggiera mano spazza sopra l’oro. E così a poco a poco va’ brunendo un piano prima per un verso, poi con la prieta, menandola ben piana, per altro verso. E se alcuna volta, per lo fregare della pietra, t’avvedessi l’oro non essere gualivo come uno specchio; allora togli dell’oro, e mettivene su a pezzo o mezzo pezzo, insieme alitando prima col fiato; e di subito colla prieta a brunillo. E se t’avvenisse caso, che pure il piano dell’oro isdegnasse, che non venisse bene a tuo modo; ancora per quel modo ve ne rimetti.


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Il libro dell'arte
o Trattato della pittura
di Cennino Cennini
Le Monnier Firenze
1859 pagine 275

   





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