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      Lattificio, del fico. Ancora è miglior tempera tutto l’uovo sbattutto con lattificio del fico in una scodella. 90.
      Lavorare. E se vedi che ’l carbone lavori, sta bene: e se fusse troppo cotto non si tiene al disegno, ch’ei si spezza in molte parti. 33. – Se ’l vuoi lavorarlo (l’azzurro) in vestiri o per farne verde.... vuolsi triarlo più. 60.
      Lavorare di piatto. I pennelli di vaio vogliono essere di più ragioni: sì come da mettere d’oro; sì come lavorare di piatto, che vuole essere un poco mozzetto colle forbicine, e arrotato un poco in sulla pria proferitica, tanto che si dimestichi un poco. 64.
      – in fresco. Ma se puoi non t’indugiare: perchè il lavorare in fresco, cioè di quel dì, è la più forte tempera e migliore, e ’l più dilettevole lavorare che si faccia. 67. – Ogni colore di quelli che lavori in fresco, puoi anche lavorare in secco. 72. – Quelli (colori) che si lavorano in fresco vogliono per compagnia, a dichiararli, bianco sangiovanni. ivi.
      – in muro. Quando vuoi lavorare in muro (ch’è il più dolce e il più vago lavorare che sia) prima abbi calcina e sabbione, tamigiata bene l’una e l’altro. 67.
      Lavorío. Disegna i tuoi lavorii con penna, o vuoi inchiostro, o vuoi biacca temperata. 166.
      Lavoruzzo. Ancora si può bene incollare due o tre volte, come da prima ti dissi, cotali lavoruzzi piccoli e gentili. 118.
      Leccare. E per questo modo leccando il vestire, secondo i luoghi e suo’ colori, senza mettere, o imbrattare l’un colore coll’altro. 72.
      Lecchetto. «Gentile, Delicato.» E se vuoi rimangano i tuoi disegni un poco più lecchetti, davvi un poco di acquerella.


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Il libro dell'arte
o Trattato della pittura
di Cennino Cennini
Le Monnier Firenze
1859 pagine 275

   





Delicato