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      Non turbarti, amico, ma cerca di essere presente a questo sagrifizio; il quale se io non potrò distornare con quanto sarò per dire, tengo ascoso un pugnale che vincerà la soperchieria e la violenza, mettendo fine alla vita e dando principio alla pubblica conoscenza di quell'amore che ti ho giurato e che giuro di mantenerti." Io le risposi turbato e in gran fretta, temendo che mi mancasse il tempo. "Signora, il fatto renda veritiere le tue dichiarazioni; che se un pugnale hai pronto a fine di provarne la verità, io porto al fianco una spada per difenderti o per trafiggere me stesso quando nemica mi si mostrasse la sorte."
      Non credo che possa avere intese tutte queste parole perché la chiamarono tosto, essendo attesa allo sposalizio. Venne la notte della tristezza; ottenebrossi il sole delle mie gioie, restarono gli occhi miei privi di luce e senza facoltà il mio intelletto. Io non mi attentava di entrare nella sua casa, né altrove potea rivolgermi, ma riflettendo quanto importasse la mia presenza per le conseguenze di tanto evento, mi rincorai e vi entrai. Io conoscea tutti gl'ingressi e le uscite, e tra questo e pel sordo rumore che vi si faceva, potei procurarmi senz'essere scoperto, un nascondiglio nella sala dietro le tende di una finestra le quali mi lasciavano agio di vedere quanto si stava eseguendo. Chi potrà dire come mi tremasse il cuore in quel nascondiglio? Chi le cose buone e ree da me immaginate? Furono tali e tante che né si possono dichiarare, né bene sta che siano dette.


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Don Chisciotte della Mancia
di Miguel de Cervantes Saavedra
Edoardo Perino
1888 pagine 1298