Pagina (356/1298)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Ordinò che gli allestissero un letto, raccomandando che fosse migliore di quello dell'altra volta: al che l'ostessa rispose che se pagasse meglio di allora sarebbe servito da principe. Don Chisciotte soggiunse che così appunto farebbe; e però gliene allestirono uno più usabile nello stesso stanzone di prima, ed egli subito vi si coricò trovandosi tanto privo di forze quanto di buon giudizio.
      Non erasi egli appena addormentato che l'ostessa si accostò al barbiere, e presolo per la barba gli disse: - Per la vita mia che voi non metterete più a profitto la mia coda per farvi la barba, e me la dovrete subito restituire." Il barbiere non gliela voleva rendere benché ella la tirasse a sé: ma il curato gli disse che poteva dargliela, giacché non vi era più bisogno di quella finzione, potendo egli farsi vedere alla scoperta da don Chisciotte, col dirgli che quando fu spogliato dai ladri galeotti era venuto a rifugiarsi in quella osteria; e se domandasse dello scudiero della principessa, gli rispondesse che l'avea preceduta per avvisare i suoi sudditi che essa era in cammino alla loro volta, accompagnata dal comune liberatore. Allora il barbiere diede volentieri la coda all'ostessa, e gli altri restituirono quanto ella aveva loro prestato per conseguire la liberazione di don Chisciotte.
      Tutta la gente dell'osteria fece le più alte maraviglie sì della bellezza di Dorotea, come della leggiadra figura del pastore Cardenio. Il curato ordinò che si apprestasse quanto avessero per cibarsi, e l'oste colla speranza di miglior paga allestì un conveniente desinare.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Don Chisciotte della Mancia
di Miguel de Cervantes Saavedra
Edoardo Perino
1888 pagine 1298

   





Chisciotte Chisciotte Chisciotte Dorotea Cardenio Don