Pagina (656/1298)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      In fine faccio avvertito il mio padrone che se vuole che io lo segua, ciò debb'essere a patto che nelle zuffe ha ad entrare egli solo, e che io non debbo aver altro obbligo fuori quello di tener conto della sua persona in ciò che si appartiene alla pulitezza e al buon servigio: ché in queste gli porterò l'acqua cogli orecchi; ma s'inganna poi a partito se crede che io debba cacciar mano alla spada, se pur fosse contro villani malandrini, e contro la vile ciurmaglia. A me, signor Sansone mio, non passa neppur in pensiero di acquistar fama di valoroso, ma bastami il nome del migliore e del più leale scudiere che abbia servito mai cavaliere errante; e se il mio signor don Chisciotte, obbligato dai miei molti e buoni servigi, vorrà regalarmi una delle molte isole che sua signoria dice di dover conquistare fra poco, io l'avrò per buona retribuzione; e in caso che non me la dia vi so dire che sono al mondo ancor io, e che l'uomo non ha da vivere sulle speranze che gli dànno gli uomini, ma nella confidenza in Dio; e può forse accadere che mi riesca più saporito il pane sgovernato che quello di governatore. E non potrebbe il diavolo apparecchiarmi in questi governi qualche trabocchetto da farmi inciampare e cadere e rompere i mascellari? Oh io nacqui Sancio, e Sancio voglio morire: e se a fronte di tutto questo piacesse al cielo, senza mio molto fastidio o risico, di offrirmi per caso qualche isola od altra simile cosa, non sarei già sì balordo da rifiutarla; ché dice il proverbio: se altri ti dà la giovenca, e tu mettile la corda al collo; e quando ti arriva il bene, portalo in casa tua.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Don Chisciotte della Mancia
di Miguel de Cervantes Saavedra
Edoardo Perino
1888 pagine 1298

   





Sansone Chisciotte Dio Sancio Sancio